Il settore del trasporto emette giornalmente quantità di CO2 difficili da quantificare perche' settore diffuso e perche' in costante crescita. Le auto sono piu' numerose delle persone che abitano la nostra Italia ed sono il mezzo di trasporto prediletto dagli italiani. La scelta e' piu' ferma al Sud dove, la carenza dei mezzi di trasporto, l'assenza di infrastrutture adeguate e la non corretta gestione logistica dei nodi di scambio e' ancora piu' evidente. Stanchi di aspettare, di usufruire di servizi scadenti pur pagandoli profumatamente, ci si affida all'auto, la soluzione alla mobilita' piu' costosa. Il settore dei trasporti immette ogni giorno in atmosfera circa il 40% della CO2 totale nazionale. Allora perche' si concentra l'attenzione solo sull'industria e sui consumi energetici degli edifici, quando si sa in partenza che, considerando il costante aumento delle auto in circolazione, la quota di riduzione di CO2 fissata per il 2020 (20%) non potra' in alcun modo essere raggiunta? La risposta sta nelle grandi societa' che hanno da sempre costituito la spina dorsale dell'economia nazionale, Fiat, Eni e Agip e che, pur vantando una natura privata sono di fatto tutelate dallo Stato. La tutela e' dovuta agli alti fatturati (quindi PIL), all'elevato numero di occupati e soprattutto al fatto che alcune sono ancora in parte nostre, di noi cittadini. Per fare solo un esempio, l'ENI è per il 30% dello Stato, pagata da noi contribuenti. Per ringraziarci del favore ricevuto, l'ENI non fa nulla per fermare la corsa inarrestabile del petrolio, nel nostro mercato nazionale.... e lo Stato, che e' consapevole che la nostra economia viaggia per l'80% su gomma, tace... E allora perche' non passare ai biocombustibili? Perche' non ripercorrere le orme del Sign. Diesel ed utilizzare l'olio vegetale non solo per friggere le patatine ma anche per muoverci? Perche' queste soluzioni sono attuabili in Brasile dove l'80% delle auto usa bioetanolo e non applicabili in Italia? Perche' la Fiat progetta motori ibridi che vanno a gpl, benzina e bioetanolo e lo fa solo all'estero? Se un'azienda rimane legata allo Stato e questa trae profitti dalla vendita del petrolio raffinato in ogni sua variante, come si vuole che lo Stato vada contro i propri interessi emanando leggi che favoriscano il diffondersi di prodotti concorrenziali sul mercato energetico italiano? E poi perche' non investire una buona volta sulle infrastrutture scoraggiando l'uso delle auto? Perche' non gestire in modo appropriato gli snodi aereo-treno, treno-automezzo, aereo-automezzo? Semplice, anzi, semplicissimo! Se ci sono piu' mezzi in circolazione, la Fiat vende piu' auto e di conseguenza si vende piu' petrolio! E ancora, perche' non passare radicalmente a motori ad emissioni vicine al limite tecnologico attuale invece di scalare la vetta per gradini, passando anno per anno, dall'EUR0 fino all'EUR2000? E poi, se si vuole ridurre le emissioni, perche' non utilizzare mezzi ibridi che alternano fasi di funzionamento elettrico a fasi a combustione interna, commercializzati in altre parti del mondo? Ma poi, come mai questi mezzi vengono immessi sui mercati dei paesi i cui abitanti hanno basso potere d'acquisto? Rispondo in fretta...
Il Super Certificato Verde per la filiera corta è una realtà
E' stato convertito in legge il disegno che ha nutrito l'immaginazione di tutti coloro che ritenevano stupido assegnare del denaro ad un settore rinnovabile che invece di risparmiare in CO2 (ciclo chiuso) nè spendeva il doppio nella logistica, ovvero nei trasporti su gomma e su mare. Ora si incentiva la filiera corta della biomassa! Per rendere l'idea della situazione gravosa in cui ha viaggiato questo settore delle rinnovabili, vi racconto un aneddoto...
Cosa fare dei rifiuti? - Piccola lezioncina dal sito di Beppe Grillo
Buon dì a tutti, ho letto, come spesso faccio, l'articolo pubblicato oggi da Beppe Grillo sul suo Blog ed ho trovato un filmato interessante che quì riporto:
Il filmato spiega un pò a sommi capi la realtà tecnologica italiana legata al mondo della 'monnez...
Centrali a carbone e centrali a CDR (combustibile derivato dal rifiuto)
È inutile nascondere la oggettiva difficoltà che ancora oggi gli impianti di termovalorizzazione trovano ad ottenere quel minimo di consenso, od almeno di accettabilità da parte della popolazione limitrofa all’insediamento, che renda effettivamente percorribile un’iniziativa di questo tipo.
A questo riguardo giocano fattori e considerazioni diversi, tra i quali vi sono certamente aspetti di natura psicologica ma anche parametri oggettivi, quali una corretta localizzazione degli impianti e un’attenta azione di monitoraggio e controllo dell’efficienza operativa degli impianti.
La Comunità Europea ha sancito limiti molto precisi e severi che normano l’esercizio degli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti (Direttiva 2000/76/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 4 Dicembre 2000 sull’incenerimento dei rifiuti, successiva alla normativa italiana DM Ambiente 19/11/1997 n°503 i cui contenuti sono stati trascritti nel D.lgs 152/2006, Testo unico ambientale). In generale la tendenza odierna è quella di progettare impianti in grado di assicurare performance...
Una soluzione ecologica alla valorizzazione dei rifiuti
Un impianto di pirolisi / gassificazione / ossidazione è intrinsecamente meno inquinante di un impianto a griglia o a letto fluido. Ciò significa che sarà agevolmente in grado di rispettare, con ampi margini operativi, i limiti di legge.
Un impianti di pirolisi / gassificazione / ossidazione, trasforma la materia, sfrutta il suo contenuto energetico e impedisce ai metalli pesanti di liberarsi nei fumi. Il char, parte carboniosa finale, infatti, trattiene i macro inquinanti nella sua matrice strutturale. La parte solida, scarto del processo e pari a circa il 10% della massa iniziale, verrà inviata a discarica autorizzata senza aver bisogno di alcun trattamento inertizzante poichè i processi termici che subisce il rifiuto non inducono caratteristiche reattive al char finale...
oggi vorrei affrontare un tema spinoso e dare una mia opinione in merito: l'incenerimento rifiuti. La speranza è quella che un'ulteriore punto di vista possa aiutare a definire e inquadrare meglio la situazione. Cercherò di non entrare molto nel merito specifico delle tecniche. Rimango a vostra completa disposizione per qualsiasi altra spiegazione più approfondita che giustifichi le mie affermazioni quì di seguito riportate. Bene bene, dopo aver fatto questa tediosa premessa, cominciamo. L'incenerimento rifiuti è una pratica che ha visto i suoi albori negli anni '60, quando si cominciò a pensare che forse, bruciando i rifiuti tal quali, si potesse, in un certo qual modo, chiudere la catena di produzione-uso-smaltimento dei prodotti e ottenere benefici energetici. L'energia ottenuta è quella contenuta ancora nel rifiuto, legata alla massa e alla sua composizione. Con il tempo però, la pratica ha perso le sue spinte evoluzionistiche iniziali... perchè? I fattori determinanti sono due.
Il super certificato verde (Super CV) o certificato verde "agricolo", sta per diventare realtà. La bozza di decreto è in Parlamento, in attesa di essere discussa. Il decreto prevede due punti fondamentali ma entrambi destinati a valorizzare le biomasse NAZIONALI per la produzione di energia elettrica:
Il Super CV delle grandi filiere, ovvero il prodotto dell'attuale certificato verde (valore attuale: 0,125 €/kWh) per un coefficiente pari a ben 1,8 (0,225 €/kWh!!!), da attribuire a quella biomassa utilizzata per produrre energia elettrica, che provenga da un'area dell'intorno del punto finale di termovalorizzazione, ovvero della centrale, e che non superi i 70 km di distanza. Un valore così alto renderebbe fattibile progetti di "filiera corta" coltura-biomassa-energia per la produzione e conseguente termovalorizzazione di olii vegetali in motori adattati come anche la realizzaizone di impianti per la produzione di biogas, tecnica questa poco diffusa per le bassa affidabilità della tecnologia attuale. Tra tutte le attività di produzione energetica, la più avvantaggiata sarà senza dubbio la termovalorizzazione di biomassa solida, sotto forma di cippato o pellets, in impianti che utilizzano tecnologie più antiche e dunque più affidabili. La fiducia data da questi impianti può ritenersi dovuta all'esistenza sul nostro territorio di realtà simili o più complicate, i cui report di funzionamento hanno dato sempre esiti positivi, pur trattando combustibili più "difficili", come per esempio il CDR (combustibile da rifiuto).
Il Super CV delle piccole filiere, che alimentano piccoli impianti di produzione di EE, con potenze inferiori a 1 MWe. Per tali utenze si prevede un prezzo di vendita di energia elettrica, comprendente il prezzo del CV, pari a 0,3 €/kWh. Il prezzo fisso mette a riparo gli agricoltori da eventuali oscillazioni del prezzo del CV sul mercato.
Per entrambi i Super CV, la valenza del regime di finanziamento ha durata di 15 anni, dunque superiore ai 12 anni previsti per i normali CV.
DM 5/5/2005 le contraddizioni in materia di biomassa
Il DM del 5 Maggio 2005, rettifica quanto introdotto nel D.Lgs 387/2003 "Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità", il quale definiva la Biomassa come “parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonche' la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani;”. Nel nuovo DM per biomasse non si intende il materiale biodegradabile di origine forestale o agricola che ha subito solo trattamenti meccanici, bensì anche quei rifiuti che sono a base di biomassa. Nell’allegato A e B del presente decreto, infatti, vengono indicati con la lettera B tutti quei rifiuti che possono godere del regime di incentivazione in atto per le fonti rinnovabili. Ecco quanto si legge: “I rifiuti etichettati con la lettera B sono classificati come rifiuti a base di biomassa, o comunque come fonti rinnovabili, come definite all'articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387.”
PROBLEMATICHE APPLICATIVE
Il nuovo decreto fa riferimento anche al CDR senza specificare la qualità se non le premesse al fine di favorire, si legge nell'ultimo capoverso delle stesse, la possibilità di impiegare il combustibile derivato dai rifiuti (individuati dalle norme tecniche UNI 9903-1), negli impianti che utilizzano biomasse e rifiuti a base di biomassa.
In particolare l'articolo 5 del dm 5/5/2006, qui esaminato, stabilisce che i rifiuti di cui all'allegato 1 al presente decreto, individuati mediante il medesimo codice CER come da decretodel ministro dell'ambiente, 5 febbraio 1998, sono sottoposti alla disciplina del presente decreto solo nel caso in cui presentino caratteristiche (tipologia, provenienza, caratteristiche del rifiuto) difformi da quelle individuate, per ciascuna tipologia di rifiuto, nel predetto decreto del ministro dell'ambiente 5 febbraio 1998 (come modificato dal dm 186/2006). In altre parole, i rifiuti ammessi a beneficiare del regime di fonte rinnovabile, sono tutti quei rifiuti, classificati CER ma con caratteristiche diverse da quanto esposto nel DM 5/2/1998.
Amazzonia - Gli interessi economici superano la democrazia...
Forse molti sanno della situazione delicata che vive la regione del Mato Groso, in Brasile. La regione contiene il polmone del mondo, la Foresta Amazzonica.
Da tempo gli indios tentano di gridare i propri diritti, ma si scontrano con l'oscurantismo imposto dal Governo "democratico" brasiliano. Guardate pure il video che quì riporto:
Biomassa fonte energetica del futuro? Tra transgenetica e biologico.
Ottenere energia elettrica dalle biomasse comporta l'introduzione di un processo dal rendimento energetico molto basso. Questo è dovuto al contenuto d'acqua presente nella materia organica da bruciare, che si può abbassare fino ad un 5% e che richiede comunque apporto energetico. Non bisogna trascurare il contenuto in Azoto (N). Quest'ultimo elemento, presente in grandi quantità nelle ceneri, le agglomera otturando le vie di aereazione e riducendo dunque la superficie a contatto diretto con la fiamma di combustione. Sembra che attualmente si sia scoperta una tecnica di natura meccanica, che riduce questo rischio, evitando dunque fermate improvvise e forti perdite di rendimento della centrale.
1) Centrale a Biomassa
2) Centrale di Pompaggio
3) Ciclo combinato
4) Centrale Eolica 5) Centrale Fotovoltaica
6) Gassificazione
7) Centrale idroelettrica
8) Inceneritore
9) Centrale Nucleare
10) Centrale Termica
11) Centrale Termosolare
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